NO al nuovo codice SENZA strada

Contestiamo il disegno di legge 1720, attualmente in discussione al Senato, sia negli articoli che prevedono: 

- l’aumento delle sanzioni 
- l’introduzione di abbigliamento protettivo obbligatorio per moto e ciclomotori 

sia per la mancanza di ingenti finanziamenti rivolti:

- al miglioramento delle infrastrutture stradali 
- alla formazione 

Una vera riforma del codice della strada che voglia chiamarsi tale, e per cui c’è reale necessità, non può prescindere da questi due fondamentali aspetti, che studi e ricerche considerano i più importanti fattori di lotta all’incidentalità.

La logica di questa nuova riforma ricalca invece quella degli ultimi 20 anni: demandare quasi esclusivamente l’onere della tutela al cittadino, mentre lo Stato non si fa motore di iniziative a proprio carico, limitandosi ad introdurre leggi e a riscuotere il pagamento delle sanzioni derivanti dalle infrazioni su quelle stesse norme introdotte.

Intanto in Italia si continua a morire soprattutto sulla strada: a fronte di 600 morti all’anno per criminalità, i decessi per incidenti stradali arrivano a 5.000 più 300.000 feriti.

Confindustria-Ancma ha invitato il legislatore a porre l’attenzione su formazione da un lato e sul miglioramento delle infrastrutture stradali rendendole sicure anche per i motociclisti. Lo stato invece che fa? Vuole aumentare le sanzioni, in un momento di crisi economica come questa per i cittadini, ed imporre l’acquisto di un costoso abbigliamento tecnico.

Denunciamo una legge che tende a demandare per lo più al cittadino ed utente l’onere di provvedere alla tutela della propria salute ed incolumità, tralasciando invece le azioni efficaci che lo Stato può e deve attivare, così come documentato da studi e statistiche, investendo corposamente e direttamente sulla formazione e sul miglioramento delle infrastrutture stradali.

Maggiori info sul disegno di legge e suoi sviluppi su http://www.motocicliste.it/legge/cds.asp

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